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AL NIGUARDA

Non allevia il dolore alla paziente che abortisce
L'anestesista si difende: "Sono un obiettore"

Il caso è stato segnalato dalla Cgil di Milano, che ha ricevuto una lettera dal marito della donna. Sulla vicenda l'azienda ospedaliera non ha ancora fornito una propria versione

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Ospedale Milano 16 luglio 2008 - Un medico si è rifiutato di diminuire le sofferenze di una persona che aveva appena affrontato un aborto perché si è professato obiettore di coscienza. E' successo all'ospedale Niguarda, l'accaduto è stato segnalato dalla Cigl milanese, che ha ricevuto oggi una lettera firmata dal marito della donna sull'accaduto.

 

La vicenda, sulla quale al momento l'azienda ospedaliera non ha ancora fornito una propria versione, risalirebbe all'8 luglio e, per la Cgil, ''se i fatti descritti sono esatti si configura a nostro giudizio il caso di 'omissione di atto dovuto per l'assistenza del paziente' di cui e' responsabile sia il medico, sia l'azienda ospedaliera. La Cgil chiede che la direzione dell'azienda ospedaliera apra un'inchiesta per accertare fatti e le responsabilita' personali, e metta in atto i procedimenti previsti per sanzionare questa mancanza''.

 

Il sindacato chiede inoltre che ''l'Ordine dei medici si pronunci sul tema dell'obiezione di coscienza, che non puo' essere invocata in questo caso perche' alleviare il dolore e' un preciso dovere del medico'', ma anche che l'assessorato alla sanita' della Regione ''fornisca pubblicamente i dati sull'obiezione di coscienza in Lombardia e definisca un 'codice etico di comportamento' al fine di garantire i diritti di tutti, medici e donne che attraverso le leggi vigenti si sottopongono a interruzioni volontarie di gravidanza o interruzioni terapeutiche''. I responsabili della Cgil, infine, si dichiarano intenzionati a organizzare momenti di protesta davanti all'ospedale Niguarda ''se non arriveranno risposte convincenti''.

 









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