Milano, 23 aprile 2008 - Solo uno spiraglio, riconducibile al nuovo colloquio tra Silvio Berlusconi e Roberto Formigoni programmato per stasera ad Arcore, consente al 'governatore' di sperare ancora in un’entrata nell’esecutivo nazionale (il ministero alle Attività produttive, potenziato delle deleghe alle Telecomunicazioni e all’Expo, è finito nelle mani di Claudio Scajola) o alla presidenza del Senato. La permanenza di Formigoni al Pirellone sino alla naturale scadenza del mandato e a dispetto delle sue legittime ambizioni sembra, infatti, più scontata dopo il faccia-a-faccia con il Cavaliere tenutosi ieri pomeriggio ad Arcore e prolungatosi per 40 minuti. Perché, nonostante il "Tutto bene, tutto bene" scandito dal 'governatore' all’atto di lasciarsi alle spalle la magione berlusconiana per rientrare in Regione, pare proprio che il grattacielo nato dalla magica matita di Gio Ponti costituirà ancora per due anni la gabbia mica tanto dorata (vedi la grana Malpensa) nel quale Formigoni continuerà a impegnarsi sul "modello lombardo".
Ieri Berlusconi ha, del resto, blindato le porte che avrebbero condotto l’interlocutore al Governo o alla successione di Franco Marini per la seconda carica dello Stato. A Formigoni, materializzatosi ad Arcore 24 ore dopo il collega del Veneto Giancarlo Galan, persuaso dal Cavaliere a restare al suo posto invece di migrare a Roma, il premier in pectore ha offerto poco. E, cioè, un incarico di prestigio (ma pare esclusa la nomina a portavoce nazionale) nel Pdl che il «governatore» può benissimo ricoprire restando a Milano. Le caselle, insomma, sono andate a posto per la Lega Nord, che pure rivendicava il Pirellone per Roberto Castelli ma che potrà contare su Umberto Bossi alle Riforme, Roberto Maroni al Viminale, Roberto Calderoli vicepremier e Luca Zaia alle Politiche agricole, ma non per Formigoni. Il quale puntava anche sul sogno del Carroccio di espugnare la Regione per ottenere da Berlusconi il via libera verso le sponde del Tevere.
Al contrario, a meno di clamorose sorprese, Formigoni rimarrà inchiavardato a doppia mandata al Pirellone sino al 2010. A tale data, d’altra parte, Berlusconi ha rinviato un’eventuale cooptazione del presidente nel Governo, magari nell’ambito di una staffetta con un lumbard (a questo punto più identificabile in Maroni che in Castelli, dato per sicuro viceministro alle Infrastrutture da Bossi ma in lizza pure come commissario europeo ai Trasporti) disposto a dimettersi dall’esecutivo per correre le Regionali da pretendente all’eredità formigoniana. Ma, visto che non c’è nulla di scritto, la staffetta del 2010 tra Formigoni e un ministro leghista potrebbe rivelarsi un’utopia. Anche perché gli ambienti lombardi di Forza Italia continuano a resistere all’idea di consegnare il Pirellone al Sole delle Alpi. Di più: diversi azzurri a un battito di cuore dal Cavaliere vedrebbero in Mariastella Gelmini, probabile ministro alla Giustizia, agli Affari regionali o alle Politiche comunitarie, la naturale candidata alla presidenza della Regione.
L’ago della bilancia del 'dossier Lombardia' resta, comunque, Bossi. Prova ne è che, già dalla mattinata di ieri, il senatùr reputava scontato l’esito del consulto tra Berlusconi e Formigoni. "Penso che il 'governatore' non andrà a Roma - ha vaticinato, infatti, il leader della Lega - Berlusconi ha paura della reazione che avrebbe la gente se il presidente della Regione Lombardia volasse direttamente a Roma. Se facessimo le elezioni a ottobre per sostituire Formigoni, rischieremmo, d’altra parte, 'divisioni tra alleati. Non si può avere tutto e subito. Tanto più che, adesso, i cittadini pretendono la sicurezza e il federalismo fiscale. Si tratta di obiettivi per centrare i quali occorrono mesi di lavoro". Ma di seppellire le aspettative di Formigoni non s’è incaricato solo Bossi. Comparendo sugli schermi di 'Porta a porta', la cosiddetta 'Terza Camera' italiana, pure Gianfranco Fini ha avvertito l’irrefrenabile pulsione a 'incarcerare' il 'governatore' al Pirellone. "Formigoni rimarrà al suo posto sino al termine del mandato - ha dichiarato, difatti, il prossimo numero uno di Montecitorio -. Deve onorare gli impegni assunti nel 2004 con gli elettori del centrodestra".
La replica del presidente non s’è fatta attendere troppo. "Non sapevo che fosse l’onorevole Fini a dover decidere del futuro mio e della Lombardia - ha polemizzato Formigoni -. Per quanto riguarda me e Berlusconi, abbiamo aggiornato il nostro colloquio a domani sera (stasera, ndr.)". La roulette di Arcore volge, però, al rien ne va plus.
di Corrado Dragotto
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