Milano, 28 febbraio 2008 - Immagini che colpiscono, fatte di corpi che sono spesso nudi e sofferenti, a volte grotteschi e quasi sempre ambigui. Le due mostre di fotografia che aprono i battenti oggi presso il Padiglione di Arte Contemporanea di via Palestro a Milano sono dedicate al lavoro di Jan Saudek e Joel Peter Witkin: due artisti che si distinguono per una forte vena trasgressiva che ha suscitato più di una perplessità nell'amministrazione comunale milanese che, dopo diversi rinvii e la decisione di non esporle a Palazzo Reale, ha dato il via libera alle esposizioni nella sede del Pac.
L'assessore alla Cultura Sgarbi, che presentando le mostre alla stampa ha parlato di Witkin e Saudek come di due autori "che hanno una leggenda", non ha risparmiato qualche frecciata al sindaco Moratti e ha espresso il proprio disappunto per la mancata collocazione a Palazzo Reale, dove avrebbero completato la sezione fotografica con le due esposizioni in corso dedicate agli italiani Giustino Chemello e Massimo Listri. "Si è perso il senso di avere quattro mostre unite nella stessa sede" ha chiosato Sgarbi.
Perso lo spirito, rimangono però le mostre. E il lavoro di Saudek e Witkin, per quanto molto particolare, riveste grande importanza nella storia della fotografia e indaga, come ogni forma d'arte che si rispetti, nei meandri dell'umano. E' ancora Sgarbi a inquadrare i due artisti: a proposito del ceco Saudek, il critico lo definisce "più decadente di Oscar Wilde, più elegante di Dante Gabriel Rossetti, più estenuato di Ferdinand Khnopff, più spirituale di Rilke, più teatrale di D'Annunzio".
Le sue fotografie, che hanno una importante componente pittorica, ambiscono a ritrarre - come recita il titolo della mistra - "l'universo in una camera", mettendo in atto un'operazione che, sottolineando la trasognata distanza dal presente, mette "non solo in posa - è ancora Sgarbi a parlare - ma in scena la realtà". Di Joel Peter Witkin, nativo di Brooklyn, invece l'assessore dice che "ricerca il Cristo vivente attraverso i corpi dei morti, in questo simile a Francis Bacon".
Le sue fotografie sono una sorta di indagine nelle nostre paure, rappresentate per esempio dai "Freaks", che cominciò a ritrarre nel 1956. Segnato dall'esperienza come reporter in Vietnam, Witkin considera la morte come qualcosa di normale e ne scandaglia, novello Auguste Dupin, i recessi più oscuri. E così realizza un'opera che, notano i critici, è in fondo un inno alla vita. Corredate da due cataloghi molto curati pubblicati da Federico Motta Editore, le due mostre rimarranno aperte al Pac fino al 27 aprile 2008.
Sei premiati per il concorso in collaborazione col Il Giorno: giovani fotografi raccontano attraverso i loro scatti la moda che si respira in città