Notizie Brescia
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
La statua gigante sarà messa in piazza della Vittoria

Il Bigio tornerà in piedi

di MAGDA BIGLIA
— BRESCIA —
IL “BIGIO” TORNERÀ in piazza della Vittoria’? Riprenderà il suo posto la grande statua nuda eretta sopra una fontana dallo scultor...
Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande
2008-12-28
di MAGDA BIGLIA
— BRESCIA —
IL “BIGIO” TORNERÀ in piazza della Vittoria’? Riprenderà il suo posto la grande statua nuda eretta sopra una fontana dallo scultore Arturo Dazzi quando, negli anni Trenta, l’architetto Marcello Piacentini disegnava la piazza che avrebbe dovuto essere il cuore della città novecentesca? Il ripristino appare certo per l’assessore alla Cultura Andrea Arcai che parla di una disponibilità già della Giunta precedente nella prefazione al libro, fresco di stampa, di Franco Robecchi, edito dalla Compagnia della stampa col titolo “Brescia e il colosso di Arturo Dazzi”, che ha quale sottotitolo esplicito “Nascita, caduta e riabilitazione della statua politicamente scorretta di piazza della Vittoria”. Lo afferma nella pagina accanto anche l’assessore al Centro storico Mario Labolani. La cosa farà discutere, come avvenne in passato, lo sanno i due assessori che però escludono simbolismi e intenzioni ideologiche.

«ABBIAMO LE nostre convinzioni ma non intendiamo anteporle - scrive Arcai - al desiderio di unità. Anziché dividere il monumento unisca, come unirono le trincee dell’Adamello fino alla Vittoria che la piazza di Piacentini celebra». L’atletico giovane, chiamato “bigio” con malizia dai bresciani, doveva proprio celebrare, tramite la rappresentazione della giovinezza nazionale, la conclusione vittoriosa della prima guerra mondiale. Essa nasce dalla collaborazione fra l’architetto e lo scultore che pattuì 300mila lire. Alta sette metri e mezzo, col braccio lungo 2 metri e mezzo, il piede più lungo di un metro, arrivò a Brescia dalla Toscana di Dazzi nel settembre 1932 e finì al suo posto grazie alla collaborazione dei fratelli Lombardi, industriali rezzatesi del marmo, posata su una fontana di marmo di Botticino che si sposava così con il blocco staccato e scolpito delle Alpi Apuane.

FU IL DUCE a dichiarare che, con la sua possenza, interpretava benissimo “L’era fascista”. Così con la fine dell’era fascista sarebbe caduto anche il “bigio” che fin da subito aveva acceso le polemiche, allora solo incentrate sugli attributi virili molto evidenti. Nell’ottobre del ‘45 la scultura fu rimossa e ora giace riversa in un magazzino comunale. Da allora è storia di oblìo e di dibattiti, il tutto riportato nel racconto di Robecchi che propone alla fine di ridare dignità culturale al candido atleta, riponendolo nel medesimo posto a voltare le natiche al bar Impero che era stato per questo soprannominato “Cafè de le ciàpe”.









Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro